Pubblico & Privato

Il lunedì mattina senza Francesco Alberoni, sembra impossibile. Da venticinque anni stava lì, in prima pagina sul Corriere della Sera, con una fotografia sfocata e senza tempo, a raccontare la dimensione soffice dei rapporti umani, e adesso ha salutato tutti, piano e gentile, perché il suo contratto è scaduto (dicono che sia in atto un trasloco sul Giornale, e che il lunedì resterà quindi consacrato alle liti col capufficio, all’ingratitudine dei beneficati e agli uomini che si eccitano molto prima delle donne).
6 AGO 20
Immagine di Pubblico & Privato
Era bello leggere che la cosa più importante è non aver paura dei propri sentimenti e dire sempre la verità, finire di leggere e continuare a raccontarsi le solite balle e fare i duri. Era bello avere un grillo parlante ogni lunedì, e ridere di tutto quel buon senso e fare il contrario oppure non leggerlo nemmeno ma dire lo stesso: lo dice anche Alberoni che non mi ami più, e adesso dimenticherò i momenti felici e ti odierò, ha scritto Alberoni che succede così, poi devo reinventarmi un lavoro ma dice Alberoni che non bisogna avere paura del nuovo, se lo incontro lo picchio.
Lui è riuscito a essere la parte rosa degli anni Settanta e Ottanta, e si è inventato la rivoluzione di “Innamoramento e amore” sul più piccolo movimento sociale: la coppia. Per quei tempi era un po’ come dire: mettete i fiori nei vostri cannoni, e poi subito i suoi frammenti di discorsi amorosi si sono impiantati dentro i nostri lunedì. Come l’oroscopo, come le buone cose di pessimo gusto, come un modo per sentirsi superiori ai sentimentalismi da tinello, perfino un po’ maledetti. Come la mamma che dice: mettiti la sciarpa che prendi freddo, e si esce ancora più scollati, praticamente nudi, con un senso allegro di trasgressione bohémienne. Alberoni serviva anche a scuotere la testa e a dire: ma per carità. Sentire, per contrasto con il pacioso ottimismo della speranza, di essersi svegliati questa settimana molto nichilisti ed eleganti.